Le competenze chiave: una soluzione per l’analfabetismo funzionale?

Numerosi studi affermano che in Italia almeno una persona su 4 è un analfabeta funzionale. Sotto questo aspetto negativo siamo il primo Paese al mondo. Significa che ¼ degli italiani non è in grado di: “individuare, comprendere, esprimere, creare e interpretare concetti, sentimenti, fatti e opinioni, in forma sia orale sia scritta, utilizzando materiali visivi, sonori e digitali attingendo a varie discipline e contesti”. In sostanza ¼ di noi non ha “l’abilità di comunicare e relazionarsi efficacemente con gli altri in modo opportuno e creativo”.

Se questi dati ti fanno sobbalzare, prova a vedere i risultati dei test INVALSI dei giovani Diplomandi

Non perderti d’animo: abbiamo individuato un problema e ora ci tocca trovare una soluzione!

Prima di offrirti la mia soluzione al problema, però, voglio farti riflettere su qualcosa di veramente importante. Noi lavoratori italiani, oggi, per essere concorrenziali nel mercato del lavoro non possiamo guardarci intorno e cercare lavoro pensando di trovarci in Italia. Dobbiamo cercare lavoro consapevoli del fatto che viviamo in un contesto più ampio: l’Europa. Essere “appetibili” solo ed esclusivamente qui, nel nostro Paese, infatti, non ci basta più. Dobbiamo prepararci per essere “appetibili” nel mercato del lavoro europeo. Multinazionali e grandi aziende non ragionano all’interno di confini esclusivamente nazionali…

E allora, se questo è il nostro vero contesto di riferimento, non possiamo che preparaci davvero per essere lavoratori europei (e guarire dall’analfabetismo funzionale).

Hai mai sentito parlare della “Raccomandazione Relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente” emanata dall’Unione Europea il 18 dicembre del 2006 e aggiornata nel maggio del 2018?

Il senso, in formato molto compresso, della Raccomandazione è questo: il mondo cambia rapidamente e se vogliamo essere parte di questo cambiamento in maniera attiva, trovare lavoro oggi e continuare a lavorare domani, non dobbiamo mai smettere di formarci e dobbiamo sviluppare e tenere vive almeno alcune competenze che vengono definite “chiave”.

Queste competenze descrivono il lavoratore perfetto, il manager perfetto, il cittadino modello: una persona curiosa, che ama sperimentare nuove mansioni o nuovi lavori, approfondire nuove idee, sbagliare, correggersi, ricominciare. Una persona, un lavoratore, un manager che ama sentirsi parte di una comunità, di un’azienda, di una squadra e si impegna per il loro miglioramento.

La prima lezione della Raccomandazione è questa: il fallimento non è un reato. Sbagliare si può, anzi si deve. Ma poi analizzi gli errori, ciò che ti ha portato a farli e ti migliori. In qualsiasi ambito.

Le aziende moderne apprezzano chi ammette di aver sbagliato e sa spiegare come si è corretto e migliorato. Infatti, in un colloquio di lavoro, dire che non abbiamo mai fallito, non è considerata una cosa da “fighi”, ma da perdenti. Per alcune multinazionali, chi durante i colloqui non ammette i propri fallimenti o non sa raccontare alcuni aneddoti sui suoi fallimenti, viene scartato. Perché evidentemente non ha imparato a imparare… Ma tralasciamo questo particolare e concetriamoci sulle “Competenze chiave”.

Vorrei che scaricassi il documento della UE e lo leggessi. Leggendo la descrizione della competenza “comunicazione nella madrelingua”, mi vengono in mente alcune domande da farti: quanto sai esprimerti e scrivere bene in italiano? Ti eserciti, leggi o consulti spesso il dizionario? Leggi almeno un libro al mese? Rileggi ciò che hai scritto nei tuoi messaggi Watsapp? E ciò che hai scritto nei tuoi post sui social? Controlli ciò che scrivi e verifichi di non aver fatto errori? Ti accorgi degli errori che commetti o che commettono gli altri nel parlare e nello scrivere in italiano? Fai mai il riassunto scritto o mentale di ciò che leggi, così da poterlo memorizzare e apprendere al meglio? E se non ti sforzi di farlo, hai mai pensato che potresti dare l’impressione di non essere la persona giusta per quel lavoro per il quale ti stai candidando?

Banalizzo con un esempio: invii un CV o una lettera di presentazione e la lasci piena di errori di ortografia? Quel CV, prima di tutto, sarà scartato perché dai l’impressione di essere un analfabeta funzionale. E ti è capitato perché hai trascurato di mantenere viva una competenza chiave che davi per acquisita una volta per tutte la “comunicazione nella madrelingua”.

A maggio 2018 le Competenze Chiave hanno subito un aggiornamento. Il documento che le presenta, la nuova Raccomandazione apre con una affermazione fortissima: “Il pilastro europeo dei diritti sociali sancisce come suo primo principio che ogni persona ha diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, al fine di mantenere e acquisire competenze che consentono di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro.” Il documento afferma, inoltre, il diritto di ogni persona a un’assistenza tempestiva e su misura per migliorare le prospettive di occupazione o di attività autonoma, alla formazione e alla riqualificazione, al proseguimento dell’istruzione e a un sostegno per la ricerca di un impiego. Promuovere lo sviluppo delle competenze è uno degli obiettivi della prospettiva di uno spazio europeo dell’istruzione che possa “sfruttare a pieno le potenzialità rappresentate da istruzione e cultura quali forze propulsive per l’occupazione, la giustizia sociale e la cittadinanza attiva e mezzi per sperimentare l’identità europea in tutta la sua diversità”. Pensa a quanto potente sia il messaggio di questo documento. Un manifesto della società moderna e del nuovo mondo del lavoro.

Come puoi intuire, non parla di lavoro garantito, né di diritto ad avere un lavoro garantito. Chiede che sia sempre garantito, invece, il diritto a essere preparati per poter meglio trovare un lavoro e con il lavoro contribuire al bene della società. Questa è la seconda lezione della Raccomandazione: avere un lavoro non è un diritto.

Spesso sentiamo studenti e disoccupati che protestano all’urlo di “il lavoro è un diritto”, ma il lavoro non è un diritto. Spieghiamoci meglio: diritto al lavoro significa che lo Stato fa di tutto perché a ciascuno di noi, senza discriminazioni, sia garantita la possibilità di poter lavorare. Il diritto al lavoro citato nella nostra Costituzione significa proprio questo: lavorare è un diritto da meritare. Se non fosse così significherebbe che ogni disoccupato potrebbe rivolgersi a un giudice e pretendere che gli sia trovato un lavoro. Ciò non è possibile. Tu puoi, invece, andare da un giudice e chiedere di non essere discriminato sul posto di lavoro. Il posto di lavoro, però, te lo devi conquistare studiando e mantenendoti aggiornato continuamente. Se non hai mezzi o altre possibilità economiche per formarti e studiare, lo Stato deve garantirti quelle. Non il lavoro, ma la possibilità di lavorare. Lo Stato non può imporre, a nessuno di noi, di firmare un contratto di lavoro con una azienda. Anche il “non lavorare” è un diritto.

Ma torniamo alla Raccomandazione della UE del 22 maggio 2018… Il fatto che non si possa smettere mai di formarsi per non perdere le competenze chiave, è chiarissimo: “le competenze sono definite come una combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti, in cui:

  1. la conoscenza si compone di fatti e cifre, concetti, idee e teorie che sono già stabiliti e che forniscono lebasi per comprendere un certo settore o argomento;
  2. per abilità si intende sapere ed essere capaci di eseguire processi ed applicare le conoscenze esistenti al fine di ottenere risultati;
  3. gli atteggiamenti descrivono la disposizione e la mentalità per agire o reagire a idee, persone o situazioni.

“Le Competenze Chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, l’occupabilità, l’inclusione sociale, uno stile di vita sostenibile, una vita fruttuosa in società pacifiche, una gestione della vita attenta alla salute e la cittadinanza attiva. Esse si sviluppano in una prospettiva di apprendimento permanente, dalla prima infanzia a tutta la vita adulta, mediante l’apprendimento formale, non formale e informale in tutti i contesti, compresi la famiglia, la scuola, il luogo di lavoro, il vicinato e altre comunità. Le competenze chiave sono considerate tutte di pari importanza; ognuna di esse contribuisce a una vita fruttuosa nella società. Le competenze possono essere applicate in contesti differenti e in combinazioni diverse. Esse si sovrappongono e sono interconnesse; gli aspetti essenziali per un determinato ambito favoriscono le competenze in un altro. Elementi quali il pensiero critico, la risoluzione di problemi, il lavoro di squadra, le abilità comunicative e negoziali, le abilità analitiche, la creatività e le abilità interculturali sottendono a tutte le competenze chiave”.

Le Competenze Chiave nella loro versione aggiornata sono le seguenti:

1. competenza alfabetica funzionale;

2. competenza multilinguistica;

3. competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria;

4. competenza digitale;

5. competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare;

6. competenza in materia di cittadinanza;

7. competenza imprenditoriale;

8. competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Fai il confronto tra la Prima e la Seconda Raccomandazione. Ti renderai conto di quanto quest’ultima sia estremamente attuale. Personalmente mi mette i brividi pensare a quanto sia vero che oggi, se non apprendi continuamente, non puoi vivere attivamente. Questa è la lezione più importante che le Competenze Chiave ci danno.

Ti chiedo di fare un altro esercizio: cerca i Principi di leadership di Amazon, una delle multinazionali più innovative e con più impiegati nel mondo, e confrontali con questo documento. Trovi delle similitudini?

Voglio farti notare che nella Raccomandazione di maggio 2018 viene sottolineato ciò: puoi apprendere ovunque, anche mentre parli con il tuo vicino di casa. L’importante è sfruttare ogni occasione della nostra vita affrontandola con una mentalità aperta. Pensa al Decreto Legislativo 13 del 2013, non dice le stesse cose?

Comunque, alla fine, come potrai notare, si può essere o diventare analfabeti funzionali anche se si è laureati. Il titolo di studio conta poco in questo caso. Smettere di impegnarsi ad apprendere da tutto ciò che facciamo anche quotidianamente, spegnere la curiosità e il pensiero critico… Se lo facciamo siamo a rischio di diventare analfabeti funzionali. Nessuno è escluso. Leggere libri, fare i conti a mente, essere curiosi, pensare in modo critico a ciò che ci circonda, scrivere, fare riassunti su ciò che leggiamo o sentiamo, frequentare le esposizioni d’arte, visitare i musei… Tutte cose che ci aiutano ad evitare di diventare analfabeti funzionali.

Ecco fatto: come vedi, mantenere vive le “Competenze chiave” è un valido rimedio contro l’analfabetismo funzionale.

Ecco perché te ne ho voluto parlare… Ma ricorda, anche le “Competenze chiave”, come tutte le altre, invecchiano, quindi mantienile vive!

Non lasciare che le novità ti fermino. Migliorarti ogni giorno è fondamentale per restare appetibile nel mercato del lavoro!

Buon lavoro supereroe!

 

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