Chi sono

Se ti stai chiedendo chi sono… Beh, allora, come direbbero i più giovani, significa che non mi hai “STALKERATO” e che non hai ancora  visitato le mie pagine social.

Mi chiamo Dario. Sono uno come tanti altri altri. Come ho letto in tanti CV nella sezione degli hobby: “suono la chitarra, amo gli animali e ho due gatti, ascolto musica e leggo tanti libri”.

Se dovessi scendere più nello specifico… Amo il blues, il rock e soprattutto il metal, quello pesante che ti fa sanguinare le orecchie.

Poi ascolto anche Kate Perry, metre leggo un romanzo o sono intento a scrivere qualcosa e accanto ho uno dei miei due gatti e ogni tanto allungo la mano e lo accarezzo. Parlo persino con i miei gatti…

E se mi vedessi mentre sono a casa da solo e mi osservassi, mi vedresti passare dalla cucina, nella quale ogni tanto adoro preparare manicaretti mentre ascolto metal e grandi assoli di chitarra che da giovane sapevo pure replicare, alla camera da letto, quella nella quale i gatti hanno deciso di ospitarmi (visto che è loro, così come il divano, non posso mica negarlo!).

Ogni tanto, mentre cucino, mi sposto per salutarli e vedere se stanno bene mentre non fanno niente se non dormire. Bene, se mi osservassi in quei momenti, avresti la strana sensazione di trovarti di fronte a un essere molto strano. Quell’essere sono io: un orientatore.

Il mio lavoro è aiutare gli altri a trovare lavoro.

E se leggi tra le righe ciò che qui sopra ho scritto, ti renderai conto che anche questa introduzione è stato un piccolo assaggio di ciò che insegno.

Infatti, una parte del CV, gli hobby e gli interessi extralavorativi, se la mettiamo nel Curriculum giusto per dire che la abbiamo messa, non serve a nulla. Se, invece, la utilizziamo perché con un po’ di storytelling vogliamo raccontare più a fondo chi siamo… Bene, allora sì che è davvero utile. E questa è solo una delle cose che insegno: creare un CV efficace.

Il mio lavoro, quello da orientatore, è un mestiere particolare. Non è importante come quello del medico, ma quasi. Consiste, infatti, nel provare a fornire una “medicina” che prova a curare uno dei mali di cui in Italia oggi soffrono 4 milioni di cittadini: la disoccupazione. In realtà, aiuto e con successo, anche chi vuole cambiare lavoro e crescere professionalmente, ma questi casi sono di sicuro meno. La “cura” che propongo è davvero come una medicina qualunque: non funziona con tutti, non tutti vogliono prenderla, e non tutti possono prenderla.

Non che io sia uno che fa miracoli, intendiamoci.

Insegno un metodo che ho costruito in anni di esperienza e lo personalizzo, come un sarto, su ciascuna persona che decide di fare quel percorso insieme a me. Per riuscire a farlo, ho studiato tanto.

E non solo tecniche di orientamento e coaching professionale, ma soprattutto il mercato del lavoro, la legislazione del lavoro, statistica, il sistema scolastico, il sistema universitario e quello della formazione professionale… In più, la legislazione europea, i mercati del lavoro dell’Unione Europea e degli altri Stati.

E, inoltre, devo continuare a tenermi costantemente aggiornato. Perché se arriva qualcuno che sta cercando di capire se è meglio emigrare in Inghilterra o continuare a cercare lavoro qui in Italia, io devo essere in grado di prospettargli scenari certi che possano metterlo nelle condizioni di affrontare con serenità una scelta molto complicata che, in un caso o nell’altro, gli cambia la vita. E poi magari c’è anche chi deve scegliere tra il lavoro da dipendente e quello da imprenditore.

E io deve essere in grado di fargli capire se è in grado e, se decide che è in grado, presentargli opportunità, rischi, sgravi fiscali, Avvisi Pubblici e altro che lo porti a fare una scelta ragionata.

Insomma, questo sono io. Uno che conosce tante cose. Uno che, come dico sempre, “utilizza la spazzatura degli altri”. Uno che ascolta tutti, parla poco, e mentre ascolta raccoglie “la spazzatura”, cioè i racconti sulle esperienze personali che gli altri mi regalano. Regali che gli altri mi fanno pensando che separarsi da quell’esperienza sia roba da poco. Invece, è proprio anche grazie alle loro esperienze che io ottengo il materiale che utilizzo per portare agli altri un aiuto il più concreto possibile.

Perché alla fine, come puoi capire anche da questo racconto, cercare lavoro non è semplice, ma di sicuro non si può ridurre a saper creare e inviare un CV…

Bisogna prima capire che lavoro siamo in grado di fare, per poi capire che vogliamo cercare e dove lo dobbiamo cercare. Se uno vuol fare l’astronauta non può aver paura di volare! E nel concreto, se uno decide che vuol fare il muratore, non può mica scegliere a cuor leggero di iniziare a farlo in Sardegna.

Perché in Sardegna, in pochi anni, le aziende edili si sono più che dimezzate e più della metà dei posti di lavoro che fino a 10 anni fa il settore offriva, oggi non esistono più. Se uno, però, decide che vuole iniziare a fare il muratore in Sardegna, allora io sono pronto a seguirlo, ma deve sapere che la sua strada sarà complicata e che lui per proseguirla dovrà dimostrare non soltanto di saper fare molto ma molto bene il muratore, ma anche di saper attirare nuovi clienti e di saper proporre loro e poi adottare soluzioni economicamente valide. Insomma, l’artigiano non è più soltanto un artigiano.

E il muratore, oggi, non è più soltanto un muratore. Tutti dobbiamo imparare a comunicare agli altri, e bene, ciò che sappiamo fare.

E anche questo è parte di ciò che insegno!

Buon lavoro supereroe!

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